Diario online della classe III B - scuola media di Sovere
Il 10 marzo abbiamo avuto un incontro a dir poco interessantissimo con il prof. Daniele Rocchetti, collaboratore dell'ANED (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti) di Bergamo, sul tema dell'Olocausto, al quale hanno partecipato tutte le terze della scuola media di Sovere. L'incontro si è svolto nell'auditorium comunale di Sovere dalle 10 alle 12.
Nei documentari, nelle lezioni di Storia e sui libri di testo troviamo scritto ciò che noi nel corso di questo incontro abbiamo potuto conoscere da molto vicino, grazie al tempo che Daniele Rocchetti ci ha dedicato, raccontandoci con occhi diversi cosa l'uomo è arrivato a fare a un suo simile. Rocchetti è una persona con un'esperienza molto particolare e importante: ha avuto la fortuna se non l'onore di poter parlare con ex deportati nei campo di concentramento ai tempi di Hitler e da questi suoi incontri deve aver imparato veramente molto visto che era sua grande preoccupazione assicurarsi che noi capissimo, ci inoltrassimo con la nostra mente verso le sue parole che riempivano la stanza sovrastata dal silenzio. "Ricordare": è stato questo l'insegnamento principale che Rocchetti ci ha voluto trasmettere, non dimenticare mai, perchè una strage del genere, quella degli Ebrei nei campi di sterminio, non può essere messa in fondo a un cassetto, ma deve essere divulgata, anche se con vegogna per la nostra stirpe. Ricordare in memoria di tutte quelle persone, di tutti quei bambini morti per l'ignoranza incredibilmente enorme del leader di quei tempi maledetti, che rovinò per sempre l'esistenza di uomini, donne, persone con una vita ancora da costruire, da terminare, una vita con sogni che non si sono mai realizzati. La vita di sei milioni di persone si è spenta per un solo particolare, non appartenere alla razza ariana.
[Valentina P.]
Lo sci alpino è sempre stata una mia grande passione, anche se ho imparato a praticarlo soltanto all’età di 12 anni.
Le specialità in cui questo sport si divide sono molte: discesa, slalom, gigante, super-G e combinata. Io preferisco la discesa perché mi dà la sensazione di volare ad alta velocità tra migliaia di alberi e su un manto nevoso che sembra panna montata.
Lo sci alpino è il tipico sport che si può praticare dalle mie parti, perché abito vicino alla Valcamonica, dove ci sono stazioni sciistiche importanti come Montecampione. Proprio di questa zona sono originarie due atlete che parteciperanno alle Olimpiadi invernali Torino 2006 e che sicuramente seguirò con interesse. Si tratta delle sorelle Fanchini, che ultimamente con i loro successi si sono distinte in questo sport. Elena, 20 anni, dopo aver gareggiato in Coppa Europa per due stagioni, ha esordito in Coppa del Mondo il 6 gennaio scorso e appena un mese dopo ha vinto la medaglia d'argento nella discesa libera femminile ai Mondiali di sci alpino svoltisi a Bormio. Il 23 febbraio ha poi conquistato un’altra medaglia d'argento, sempre in discesa libera, anche ai Mondiali juniores di Bardonecchia. Nadia, 19 anni, proprio ai Mondiali juniores di Bardonecchia si è laureata campionessa mondiale junior. C’è poi Sabrina, la più piccola delle sorelle Fanchini, che gareggia nello Sci club di Montecampione ma non parteciperà alle Olimpiadi invernali, tuttavia anche lei è una giovane promessa dello sci.
Insomma, tutto Montecampione e le valli bresciane e bergamasche aspettano ansiosamente di veder garaggiare e trionfare alle Olimpiadi invernali di Tornino le “Fanchini sisters”.
[Daiana]
A pensare che grazie a una guerra su un territorio ghiacciato inventarono il pattinaggio mi viene la pelle d’oca.
Si tramanda infatti che nel 1572 un drappello di Olandesi fu bloccato dai soldati spagnoli sui ghiacci davanti al porto di Amsterdam. Gli spagnoli, armati pesantemente, circondarono gli olandesi asserragliati intorno alle loro navi. Con grande sorpresa però videro sbucare gli olandesi che, sfrecciando veloci sui pattini, colpivano i nemici e si dileguavano.
Insomma, di solito le guerre portano soltanto carestie, pestilenze e morte, ma in questa battaglia c’è un lato positivo: il pattinaggio, uno sport che mi è sempre piaciuto sia per la sua eleganza che per il suo aspetto atletico e tecnico. Ho cominciato a pattinare a 8 anni sui classici pattini a rotelle, poi un’amica di avventure mi ha fatto conoscere il mondo del pattinaggio su ghiaccio. Non sono una grande campionessa e non faccio acrobazie fuori dal normale, anzi, oltre a curvare e andare con un piede solo non mi cimento in altro, ma va bene così, mi accontento di seguire i veri campioni alle Olimpiadi dove ovviamente tifo per le atlete italiane, anche se a volte ammetto la superiorità delle straniere. Non vedo l’ora che comincino le Olimpiadi invernali di Torino 2006, sarò incollata al televisore e registrerò le gare di pattinaggio così fino alla prossima edizione le potrò rivedere per copiare le figure e le bellissime evoluzioni sul ghiaccio.
[Elisa C.]
Il mio idolo dello sci di fondo italiano è stato per lungo tempo Fabio Maj, originario di una valle molto vicina a quella in cui vivo io, la Val di Scalve. Sarà perché è un bergamasco, sarà perché ha sempre fatto il gioco di squadra, o forse perché è un bel ragazzo, ho spesso seguito le sue gare e anche la mia professoressa di Lettere mi ha raccontato di essere stata una sua fan accanita e di averlo visto spesso allenarsi quando insegnava a Schilpario.
La carriera da campione di Fabio è cominciata nel 1981, ai Giochi della gioventù di Predazzo, nel 1987 è entrato nella squadra nazionale. Otto i titoli nazionali giovanili, un quinto posto ai mondiali juniores, il primo posto alla Coppa Europa del ’91. Passato ai seniores, ha ottenuto la prima vittoria in Coppa nel Mondo nel 1995 nella staffetta 4x4 km L. Ha quindi conquistato un posto stabile nel quartetto della Nazionale Azzurra, con cui ha guadagnato la medaglia di bronzo nella staffetta 4x10 km mista ai mondiali del Canada nel 1995.
Alle Olimpiadi del 1998 in Giappone è salito sul secondo gradino del podio.
Ai Campionati mondiali a Ramsau in Austria ha raggiunto le seguenti postazioni: 25° nella 30 Km TL, 19° nella 10 Km TC , 10° nella 15 Km Inseguimento, 3° nella Staffetta 4 X 10 Km e 11° nella 50 Km TC.
Per concludere, durante i Campionati Italiani Assoluti svoltisi dal 18 al 23 gennaio 2000 a Brusson e a Schilpario ha conquistato due ori (nella 10 km. TC e nella 15 km. TL), un argento (nella 30 km. TC) e un bronzo (nella staffetta 4x10 km.).
Fabio Maj ha smesso di praticare lo sci di fondo da professionista nel 2001 e ora vive a Schilpario con la moglie Simona, dove fa l’allenatore agli Abeti, una bellissima pista di sci di fondo lunga10 Km e caratterizzata da ponticelli in legno che attraversano il fiume Dezzo.
Per me lui rimane un fuoriclasse e spero torni al più presto in pista a farci sognare.
[Lamiaa B.]
Da quando ho saputo che il pattinaggio sarà una delle discipline presenti alle Olimpiadi invernali di Torino sono molto felice perché è il mio sport invernale preferito.
Facendo un po’ di ricerche ho scoperto che il pattinaggio si è sviluppato in Olanda nel 1572, da allora come attività sportiva si è diviso in tre filoni: pattinaggio artistico, di velocità e hockey su ghiaccio.
Le prime gare di pattinaggio artistico e di velocità risalgono alla fine dell’Ottocento.
Il pattinaggio artistico richiede molto più tempo di prove ed è caratterizzato da un elevato contenuto atletico e tecnico.
Mi piace parlare di questo sport perché è da quando avevo 8 anni che d’inverno infilo ai piedi i pattini e mi dirigo sulla lastra di ghiaccio per divertirmi con le amiche. Una passione, la mia, trasmessami da mio padre che da giovane giocava a hockey su ghiaccio. Questo sport lo pratico nelle zone circostanti il mio paese, Sovere, in provincia di Bergamo, ad esempio quest’inverno sono andata più volte a Lovere dove, proprio in riva al lago d’Iseo, era stato collocato un palazzetto del ghiaccio coperto. L’impianto ospitava una pista rettangolare di 16 metri per 32 e un’area di ristorazione, il tutto coperto da una tensostruttura: una bella iniziativa che mi ha permesso di divertirmi a pattinare con le amiche per tutto il periodo natalizio e oltre. Purtroppo non solo una grande esperta del pattinaggio, però oltre che stare in piedi e cadere senza farmi male, so curvare discretamente.
Spero che il pattinaggio non sia mai sottovalutato perché richiede anni e anni di preparazione e molta forza nelle gambe a cui si aggiunge un’ottima coordinazione che consenta la perfetta esecuzione delle figure.
[Stefania C.]
In questo periodo si parla spesso delle Olimpiadi invernali 2006 e non posso fare a meno di pensare al carissimo e da me tanto amato papa Karol Wojtyla che è stato un grande estimatore dello sport, sia da giovane che durante i suoi 27 anni di pontificato e non per nulla ha meritato il soprannome di “atleta di Dio”. Il calcio, il nuoto, il canottaggio, le gite in barca, ma soprattutto gli sport invernali come lo sci imparato sui monti Tatra e le passeggiate nei boschi erano gli sport più amati da Giovanni Paolo II. Fino a quando la salute lo ha sorretto ha stimato e onorato lo sport e, pur con tutti i suoi impegni si è sempre ritagliato un po’ di tempo da dedicare alla sua passione: la montagna. Celebri le foto che risalgono al 1984 e che lo ritraggono sugli sci all'Adamello, dove si era recato con l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Ma soprattutto non sono da dimenticare i suoi soggiorni in montagna, che interrompono la tradizione del soggiorno dei papi nella villa di Castelgandolfo. Così, dal 1987 fino al 1998 Giovanni Paolo II ha trascorso le sue vacanze a Lorenzago di Cadore, mentre dal 1999 la scelta è sempre caduta sulla Val d'Aosta, nella villetta in mezzo ai boschi tra la Valgrisanche e la Valsavaranche.
Negli ultimi anni della sua vita, ormai impossibilitato a camminare, ha comunque continuato a cercare il contatto con la montagna come luogo di rigenerazione.
Anche se a malincuore il 2 aprile 2005 si è spento, per tutti papa Giovanni Paolo II resterà uno dei più grandi sportivi della storia.
[Valentina F.]
Una visita d'istruzione all'insegna della neve è stata quella che abbiamo vissuto venerdì 25 novembre quando la nostra classe insieme con la III D è andata a visitare il Museo della Guerra Bianca di Temù, in Valcamonica. Si tratta cioè di un museo che si dedica alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio storico della I guerra mondiale in parte combattuta in alta montagna, sulle cime dell'Adamello, dove tuttora si possono trovare resti delle sparatorie effettuate tra Italiani e Austriaci. Il museo in estate organizza delle escursioni in montagna, nei luoghi dove si è combattuto per quasi tre anni e mezzo. Fondatore del museo è stato Sperandio Zani detto "Spera", nato nel 1985 e arruolatosi all'inizio della guerra; nel 1916 divenne sciatore del battaglione autonomi "Garibaldi", nel 1974 fondò il museo in memoria di tutti coloro che erano morti in guerra. Per fare ciò Spera e i suoi amici raccolsero materiale e documenti riguardante la guerra. Attualmente il museo sta per trasferirsi in un locale più grande, sempre a Temù. Nel corso della nostra visita abbiamo potuto osservare tantissime cose riguardanti la guerra: proiettili esplosi e no, slitte, sci, ramponi, indumenti, cibi in scatola, armi varie, mitraglie e scudi. Terminata la visita al museo, ci siamo avviati sotto la neve in oratorio a mangiare. Da quel momento in poi ci siamo scatenati in una battaglia a palle di neve. I professori non riuscivano più a tenerci calmi, e allora, come dice un noto proverbio “se non riesci a sconfiggere il nemico, alleati”! Il prof Sterli ha cominciato a raccogliere la neve e... via! Subito dopo eccoci di nuovo in marcia per visitare la centrale idroelettrica di Edolo. Grazie alla guida abbiamo imparato che è in servizio dal 1985, ha una potenza di 1.000 MW ed è una delle più importanti centrali d'Europa. La struttura si estende interamente in caverna. Le macchine sono alimentate dall’acqua proveniente dai due serbatoi costituiti dai laghi Avio e Benedetto. Abbiamo visto le turbine, i serbatoi dell'acqua, le valvole che aprono e chiudono i serbatoi e la sala di controllo. Quest'ultima ci ha colpito in particolar modo: ci sono diversi computer e un tabellone luminoso dove vengono illustrati tutti i condotti aperti e chiusi.
Siamo usciti dalla centrale stanchi ma felici di questa esperienza e ci siamo avviati verso casa accompagnati da una fitta neve.
[Alessandro, Elisa e Luca M.]
Questa volta è Luca a presentare le sue riflessioni sull'albero di Natale capovolto che adesso va di moda negli USA. Ecco il suo testo:
Farei o no un albero di Natale capovolto come va ora di moda negli Stati Uniti? Rispondo subito alla domanda con un secco "NO". E adesso spiego il perché. Il Natale è una festa religiosa che ricorda la nascita di Gesù, per i cristiani luce del mondo, salvatore dell'umanità. L'albero di Natale è uan tradizione che dovrebbe aiutare chi lo guarda a riflettere sul mistero della redenzione e con la sua punta rivolta verso l'alto portare il pensiero a Dio e quindi al cielo. Io poi amo le cose semplici, pertanto non vedo perché si debba capovolgere ciò che è sempre stato bello così come è e soprattutto cancellare tanti bei ricordi, come quando da bambino, proprio attorno all'albero al mattino del giorno di Natale trovavo tanti bei doni.
Se in America hanno avuto questa trovata di successo significa che la gente è stata contenta. Forse, un abete come quello tanto di moda negli USA si presta ad appendervi i regali. Ma a mio parere con questo albero si guarda in alto non per vedere il cielo e percepire un sentimento cristiano, ma per vedere in alto qualche regalo più grosso o più colorato o più soddisfacente. Naturalmente la novità attira sempre tutti, in particolar modo oggi dove il consumismo crea una insoddisfazione che, a parer mio, porta non a saper scegliere ciò che piace, ma a scegliere ciò che stupisce. Gesù è venuto sulla Terra a insegnarci ad amare il prossimo e quindi ad aiutarlo, non a sfruttarlo come invece fanno le ditte produttrici di questi nuovi simboli natalizi.
[Luca B.]
Sappiamo tutti che gli Americani sono un po' originali, conosciamo bene le famose "americanate" che, come al solito, non finiscono mai di stupirci. Notizia di qualche giorno fa, la messa sul mercato di un albero di Natale capovolto, con la punta verso il basso. E' possibile trovarlo in negozi specializzati a un prezzo abbastanza costoso (599,95 dollari), ci sono anche versioni "economiche" a partire dai 280 dollari. Nonostante il prezzo non sia proprio popolare, questi abeti vanno a ruba. Io sono un tipo tradizionale, quindi preferisco il classico albero di Natale, non nego però che questa versione possa avere un suo fascino. Gli Americani acquistano questi alberi perché li reputano più pratici degli altri: si possono agganciare al soffitto o infilare tra due sedie, inoltre i regali si appendono con più facilità.
Lo scrittore Sheryl Karas ci ricorda che questo abete non è propriamente una novità: era già in voga nel XII secolo nell'Europa centrale e ci fa inoltre notare un aspetto un po' sinistro nel fatto che la punta non è più rivolta verso il cielo.
Secondo me si tratta di una vera e propria "americanata", non credo a questa praticità tanto decantata, per un mese all'anno si può trovare un posto anche per l'abete natalizio e i regali si possono appoggiare a terra sotto le fronde. A pensarci bene, anche per me la punta verso il basso ha un sapore un po' sinistro, preferisco vederla svettare verso il cielo. In fin dei conti a Natale ci si dovrebbe preoccupare delle persone che muoiono di fame invece di inventare nuovi modi di presentare l'abete. Se tutti gli acquirenti dovessero versare la cifra spesa per l'albero ai bambini poveri africani, anche per loro sarebbe davvero Natale!
[Luca M.]
Ancora un tema sulla Festa dei nonni. Questa volta è di Elisa.
La Festa dei nonni è una festa dove sono i nipoti a dare qualcosa ai nonni, anche se di solito sono i nonni che ti danno mance su mance; per i nipoti non mangerebbero per giorni pur di vederli felici, ed è per questo che trovo geniale l'idea di festeggiare i nonni con una ricorrenza tutta loro. Per quella occasione, avendo pochi spiccioli non sapevo cosa regalare loro, chiesi consiglio a mia mamma la quale mi rispose che è il pensiero che conta, di non preoccuparmi, ma io non ero soddisfatta, presi quei miseri 20 euro che mi rimanevano e andai a fare shopping. Chi volevo prendere in giro? Anche se non sono una "schiuma" in matematica sapevo che 20 diviso due nonni facevano dieci euro a testa e con una cifra simile non fai molto. Ma ecco l'illuminazione: <<e se preparassi io una torta con una frase carina sopra?>> mi sono detta. I miei nonni sono un po' all'antica e vanno pazzi delle nocciole e del miele di castagno. Se la mia mente non mentiva in un angolino dell'armadietto, tenuto come l'oracolo, c'era un piccolo vasetto di miele di castagno. Primo ingrediente trovato! Non potevo però rovinare un miele così buono con nocciole da quattro soldi. Che fare? Ci dormii sopra una notte e la mattina seguente trovai la risposta... nel mio prato, oltre a uva, mele, albicocche, pesche e prugne c'è anche una pianticella di nocciole. Mi attrezzai con secchielli, guanti, schiaccianoci e una giacca calda e incominciai la raccolta. Secondo ingrediente trovato!
Ecco ora un grosso problema: trasformarsi in una cuoca provetta. Come poteva una tredicenne che sapeva a malapena cucinare una frittata preparare una torta? Volevo farli morire avvelenati prima del tempo? Nooo, meglio di no. La frase carina la scrissi su un foglio colorato e la torta la disegnai accanto. Arrivò il fatidico giorno, tutto era pronto anche se io non ero completamente convinta del mio regalo, mi feci coraggio e lo diedi ai miei nonni. I loro occhi alla vista di quel vasetto di miele e nocciole incominciarono a luccicare. <<E' miele di castagno?>> Mi domandò subito la nonna. Non riuscii a finire la riposta che il nonno si era già armato di cucchiaino e stava divorando le nocciole. La nonna intervenne: <<Vecchio ingordo, lasciane un po' anche a me!>> In meno di dieci minuti il vasetto era vuoto. Capii però che quel regalo era troppo poco quando mi venne un'idea, così dichiarai: <<Vi prometto che ogni due giorni sarò qui da voi con un vasetto di miele!>>. La reazione che speravo si avverò, i nonni mi abbracciarono profondamente e così incominciarono le feste.
[Elisa C.]
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