Diario online della classe III B - scuola media di Sovere
Noi ragazzi della classe 3^b dell'istituto comprensivo di Sovere abbiamo avuto l'opportunità di partecipare al blog sulle Olimpiadi per postare e commentare gli eventi che si stanno tenendo a pochi km di distanza.
Se volete visitare il blog questo è l'indirizzo: torino06.splinder.com
[Valentina F. - Daiana]
Ragazzi, non perdetevi stasera la cerimonia d'inaugurazione dei XX Giochi invernali di Torino 2006.
Ad assistere alla cerimonia ci saranno 22 tra capi di Stato e sovrani, 12 tra consorti di capi di Stato e membri di famiglie reali, 23 primi ministri, 53 ministri dello sport e altri 14 vip che si uniranno ai 35 mila spettatori previsti allo stadio olimpico.
L'inno ufficiale dei Giochi di Torino, intitolato «Và», sarà eseguito dall'autore, Claudio Baglioni.
C'è massimo riserbo sul nome di chi sarà l'ultimo tedoforo, colui che porterà il sacro fuoco di Olimpia fino ai piedi del braciere e accenderà il tripode. Sicuramente sarà questo uno dei momenti più toccanti dell'intera cerimonia. Potrebbe essere più d'uno, si fanno i nomi di Alberto Tomba, Stefania Belmondo, Deborah Compagnoni, Manuela Di Centa ed altri. Otto al massimo, ma non meno di cinque, tenendo conto della stessa struttura del braciere, il più alto in assoluto della storia delle Olimpiadi (57 metri).
La Fiamma Olimpica farà tappa anche a Bergamo. Domenica 29 gennaio giungerà in città da Lecco poco dopo le ore 8, arrivando da via Ramera; quindi salirà e attraverserà Città Alta per poi scendere in Città Bassa e lasciare Bergamo poco dopo le ore 9.30 alla volta di Brescia.
Il percorso cittadino della Fiamma Olimpica è lungo circa 13 chilometri e sarà coperto da 33 tedofori selezionati attraverso il sito ufficiale della Fiamma Olimpica, www.fiammaolimpica.it, o dagli sponsor principali della manifestazione o dal Coni. Tra di loro ci saranno anche tre tedofori d’eccezione: Roby Facchinetti, Giorgio Pasotti e Cristina Parodi.
[La profe]
Lo sci alpino è sempre stata una mia grande passione, anche se ho imparato a praticarlo soltanto all’età di 12 anni.
Le specialità in cui questo sport si divide sono molte: discesa, slalom, gigante, super-G e combinata. Io preferisco la discesa perché mi dà la sensazione di volare ad alta velocità tra migliaia di alberi e su un manto nevoso che sembra panna montata.
Lo sci alpino è il tipico sport che si può praticare dalle mie parti, perché abito vicino alla Valcamonica, dove ci sono stazioni sciistiche importanti come Montecampione. Proprio di questa zona sono originarie due atlete che parteciperanno alle Olimpiadi invernali Torino 2006 e che sicuramente seguirò con interesse. Si tratta delle sorelle Fanchini, che ultimamente con i loro successi si sono distinte in questo sport. Elena, 20 anni, dopo aver gareggiato in Coppa Europa per due stagioni, ha esordito in Coppa del Mondo il 6 gennaio scorso e appena un mese dopo ha vinto la medaglia d'argento nella discesa libera femminile ai Mondiali di sci alpino svoltisi a Bormio. Il 23 febbraio ha poi conquistato un’altra medaglia d'argento, sempre in discesa libera, anche ai Mondiali juniores di Bardonecchia. Nadia, 19 anni, proprio ai Mondiali juniores di Bardonecchia si è laureata campionessa mondiale junior. C’è poi Sabrina, la più piccola delle sorelle Fanchini, che gareggia nello Sci club di Montecampione ma non parteciperà alle Olimpiadi invernali, tuttavia anche lei è una giovane promessa dello sci.
Insomma, tutto Montecampione e le valli bresciane e bergamasche aspettano ansiosamente di veder garaggiare e trionfare alle Olimpiadi invernali di Tornino le “Fanchini sisters”.
[Daiana]
Finalmente la scuola era finita e Mark poteva trascorrere più tempo con Jo, il suo vicino di casa che era da tutti considerato un po’ matto perché inventava cose incredibili, ma che Mark reputava un genio.
Mark aveva 14 anni e un grande desiderio: quello di andare a vedere le gare di hockey su ghiaccio alle Olimpiadi invernali che si sarebbero svolte in quell’anno a Torino. Ma i suoi genitori, troppo impegnati con il loro lavoro, non potevano accontentarlo anche perché il paese in cui abitavano, Sovere, era troppo distante dal luogo delle Olimpiadi. Jo, che aveva quasi 60 anni, conosceva il desiderio del suo piccolo amico e stava costruendo una macchina che era un fenomeno e che lo avrebbe accontentato: poteva viaggiare alla velocità della luce e attraversare il mondo in poco tempo. Così un bel giorno Jo e Mark salirono sul fenomeno e partirono all’avventura. Arrivarono a Torino e assistettero alla più bella partita di hockey mai vista. Ma dovevano tornare a casa al più presto, perché nessuno sapeva della loro impresa. Quando risalirono sulla loro macchina, questa non partiva più! Il freddo aveva causato un danno al motore e non sapevano più cosa fare. Si stava facendo buio e la paura si impadronì di Mark che tremava e piangeva. Erano soli e, nel buio, Jo vide una casa abbandonata e si precipitò nella ricerca di qualcosa per riparare il suo mezzo. Trovò un vecchio furgone tutto scassato e iniziò a smontarlo. Prendendo un pezzo qua e uno là in poco tempo ricostruì un motore nuovo per la sua macchina che poco dopo ripartì.
Con un po’ di ritardo Jo e Mark arrivarono a casa dove li stavano aspettando in ansia i genitori. Così Mark raccontò la loro avventura e i genitori non potevano sgridarlo per quello che aveva fatto perché nella sua voce c’era un entusiasmo tale nel raccontare la partita vista, che quasi sembrava l’avessero vista pure loro. Le Olimpiadi, il più grande degli eventi sportivi, emozionano anche a distanza!
[Nicolas P.]
Siamo alla vigilia dell’inizio delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 e dobbiamo spostarci in un pianeta lontano 10.000 anni luce da noi. Siamo su Kruznoko, nella costellazione dei Pesci Secchi, rinomata meta turistica e zona di produzione dell’Illudium portdec, crema dopobarba.
Il proprietario è un kruzmokese nato a Sirio e il suo nome è Blog. Ultimamente è un po’ alterato. Perché? Vediamo cosa sta dicendo nella sua sala reale:
- Non è possibile, nessuno arriva più a Kruzmoko da quando si sente parlare di Olimpiadi invernali di Torino! Tutti i venusiani, tutti i marziani, i saturnesi, i gioviani si dirigono sulla Terra. Neanche Marvin il marziano è più venuto, e lui è un cliente abituale del nostro albergo...
Farò così: andrò sulla Terra e con la nostra crema dopobarba spegnerò quella maledettissima fiamma e, già che ci sono, ruberò i cannoni spazzaneve, così tutti verranno qua a sciare!
Ed ecco l’esercito di Blog pronto a partire con la navicella spaziale Maggot, carica di bazooka pieni di crema da barba. Scendono sulla Terra e derubano i cannoni sparaneve.
Neve e Gliz, spettatori della scena, commentano così la terribile azione:
- Questa è la fine dei giochi olimpici!
Ma Neve subito aggiunge:
- No, se riusciamo in qualche modo a far arretrare gli alieni! Dobbiamo agire come una squadra!
E Gliz esclama:
- Qua vicino c’è la pista del salto con gli sci: ho in mente un piano.
Allora i nostri due amici prendono gli sci e partono. In men che non si dica sono in volo, stanno per atterrare e wash! Prendono in pieno i kruznokiani che stanno tentando di spegnere la Fiamma Olimpica e li rispediscono sulla loro navicella, pronti a tornare nello spazio.
Neve e Gliz sono riusciti a far allontanare i malvagi: i giochi possono ricominciare!
[Jacopo]
A pensare che grazie a una guerra su un territorio ghiacciato inventarono il pattinaggio mi viene la pelle d’oca.
Si tramanda infatti che nel 1572 un drappello di Olandesi fu bloccato dai soldati spagnoli sui ghiacci davanti al porto di Amsterdam. Gli spagnoli, armati pesantemente, circondarono gli olandesi asserragliati intorno alle loro navi. Con grande sorpresa però videro sbucare gli olandesi che, sfrecciando veloci sui pattini, colpivano i nemici e si dileguavano.
Insomma, di solito le guerre portano soltanto carestie, pestilenze e morte, ma in questa battaglia c’è un lato positivo: il pattinaggio, uno sport che mi è sempre piaciuto sia per la sua eleganza che per il suo aspetto atletico e tecnico. Ho cominciato a pattinare a 8 anni sui classici pattini a rotelle, poi un’amica di avventure mi ha fatto conoscere il mondo del pattinaggio su ghiaccio. Non sono una grande campionessa e non faccio acrobazie fuori dal normale, anzi, oltre a curvare e andare con un piede solo non mi cimento in altro, ma va bene così, mi accontento di seguire i veri campioni alle Olimpiadi dove ovviamente tifo per le atlete italiane, anche se a volte ammetto la superiorità delle straniere. Non vedo l’ora che comincino le Olimpiadi invernali di Torino 2006, sarò incollata al televisore e registrerò le gare di pattinaggio così fino alla prossima edizione le potrò rivedere per copiare le figure e le bellissime evoluzioni sul ghiaccio.
[Elisa C.]
Il mio idolo dello sci di fondo italiano è stato per lungo tempo Fabio Maj, originario di una valle molto vicina a quella in cui vivo io, la Val di Scalve. Sarà perché è un bergamasco, sarà perché ha sempre fatto il gioco di squadra, o forse perché è un bel ragazzo, ho spesso seguito le sue gare e anche la mia professoressa di Lettere mi ha raccontato di essere stata una sua fan accanita e di averlo visto spesso allenarsi quando insegnava a Schilpario.
La carriera da campione di Fabio è cominciata nel 1981, ai Giochi della gioventù di Predazzo, nel 1987 è entrato nella squadra nazionale. Otto i titoli nazionali giovanili, un quinto posto ai mondiali juniores, il primo posto alla Coppa Europa del ’91. Passato ai seniores, ha ottenuto la prima vittoria in Coppa nel Mondo nel 1995 nella staffetta 4x4 km L. Ha quindi conquistato un posto stabile nel quartetto della Nazionale Azzurra, con cui ha guadagnato la medaglia di bronzo nella staffetta 4x10 km mista ai mondiali del Canada nel 1995.
Alle Olimpiadi del 1998 in Giappone è salito sul secondo gradino del podio.
Ai Campionati mondiali a Ramsau in Austria ha raggiunto le seguenti postazioni: 25° nella 30 Km TL, 19° nella 10 Km TC , 10° nella 15 Km Inseguimento, 3° nella Staffetta 4 X 10 Km e 11° nella 50 Km TC.
Per concludere, durante i Campionati Italiani Assoluti svoltisi dal 18 al 23 gennaio 2000 a Brusson e a Schilpario ha conquistato due ori (nella 10 km. TC e nella 15 km. TL), un argento (nella 30 km. TC) e un bronzo (nella staffetta 4x10 km.).
Fabio Maj ha smesso di praticare lo sci di fondo da professionista nel 2001 e ora vive a Schilpario con la moglie Simona, dove fa l’allenatore agli Abeti, una bellissima pista di sci di fondo lunga10 Km e caratterizzata da ponticelli in legno che attraversano il fiume Dezzo.
Per me lui rimane un fuoriclasse e spero torni al più presto in pista a farci sognare.
[Lamiaa B.]
Era il 2003 e a Torino, grande città del nord Italia, si stavano organizzando con largo anticipo le Olimpiadi invernali 2006. In alcuni laboratori specializzati tutto veniva preparato alla perfezione: si lavorava sulle macchine, si controllavano gli impianti, si ideavano slogan, si stendevano programmi e, in un piccolo ufficio, si creavano le mascotte.
L’idea del designer portoghese Pedro Albuquerque era ormai certa: dal momento che si trattava di olimpiadi invernali niente era più azzeccato per quell’evento di un cubetto di ghiaccio vestito di blu e una morbida pallina di neve in rosso. Li avrebbe chiamati Gliz e Neve. Più li osservava e più si convinceva che questi due personaggi vivaci e sorridenti potevano testimoniare allegria e positività.
Così, dopo averli preparati, li posizionò nel freezer ammirandoli compiaciuto e se ne andò a casa continuando a ripetere fra sé e sé: <<Sì, la mia è proprio una splendida idea!>>.
Ma durante la notte, quando l’ufficio era deserto, entrarono dei ladri con l’intenzione di far bottino, rivoltarono tutto l’ufficio, svuotarono gli scaffali e... ispezionarono anche il freezer. Appena videro Neve e Gliz li presero e, ignari del loro significato, li appoggiarono sul tavolo. Poi si allontanarono in tutta fretta con ciò che avevano rubato.
Le due mascotte iniziarono lentamente a sciogliersi: erano disperate. Più il tempo passava e più si scioglievano e perdevano ogni speranza di sopravvivere. Cercavano di consolarsi a vicenda e di trovare il modo per salvarsi, non potevano arrendersi...
A un certo punto Neve ebbe un’idea e con le ultime forze che le rimanevano spinse Gliz verso il pulsante d’emergenza che cominciò così a suonare. I vigilanti sentirono l’allarme e si precipitarono nell’ufficio: in mezzo al caos videro le due mascotte che sul tavolo si stavano squagliando. Immediatamente presero Neve e Gliz e li rimisero nel freezer. I due amici sentendo il freddo si ritrovarono nel loro habitat e in breve tempo tornarono come prima, ancor più sorridenti e gioiosi. Neve si volse verso Gliz e gli disse:
- Amico mio, ci siamo aiutati a vicenda, siamo una squadra vincente, le Olimpiadi di Torino non potevano avere migliori mascotte!
[Luca M.]
Da quando ho saputo che il pattinaggio sarà una delle discipline presenti alle Olimpiadi invernali di Torino sono molto felice perché è il mio sport invernale preferito.
Facendo un po’ di ricerche ho scoperto che il pattinaggio si è sviluppato in Olanda nel 1572, da allora come attività sportiva si è diviso in tre filoni: pattinaggio artistico, di velocità e hockey su ghiaccio.
Le prime gare di pattinaggio artistico e di velocità risalgono alla fine dell’Ottocento.
Il pattinaggio artistico richiede molto più tempo di prove ed è caratterizzato da un elevato contenuto atletico e tecnico.
Mi piace parlare di questo sport perché è da quando avevo 8 anni che d’inverno infilo ai piedi i pattini e mi dirigo sulla lastra di ghiaccio per divertirmi con le amiche. Una passione, la mia, trasmessami da mio padre che da giovane giocava a hockey su ghiaccio. Questo sport lo pratico nelle zone circostanti il mio paese, Sovere, in provincia di Bergamo, ad esempio quest’inverno sono andata più volte a Lovere dove, proprio in riva al lago d’Iseo, era stato collocato un palazzetto del ghiaccio coperto. L’impianto ospitava una pista rettangolare di 16 metri per 32 e un’area di ristorazione, il tutto coperto da una tensostruttura: una bella iniziativa che mi ha permesso di divertirmi a pattinare con le amiche per tutto il periodo natalizio e oltre. Purtroppo non solo una grande esperta del pattinaggio, però oltre che stare in piedi e cadere senza farmi male, so curvare discretamente.
Spero che il pattinaggio non sia mai sottovalutato perché richiede anni e anni di preparazione e molta forza nelle gambe a cui si aggiunge un’ottima coordinazione che consenta la perfetta esecuzione delle figure.
[Stefania C.]
"C" superstar!
A che pagina, profe?
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