Divagando

Diario online della classe III B - scuola media di Sovere

sabato, 12 novembre 2005
Gli sms sono un utile esercizio di scrittura?

Ragazzi,
andate su
www.repubblica.it, c'è un articolo che parla degli sms e della loro utilità nella scrittura. Cosa ne pensate voi?

Pubblico uno stralcio dell'articolo di Vera Schiavazzi:

Secondo una ricerca gli "short messages" danno modo, soprattutto ai giovani, di esercitarsi nella scrittura. D'accordo semiologi, linguisti e filosofi

"Il messaggino aiuta a pensare"


Sorpresa, gli sms sono "buoni", in genere svolgono bene il loro compito - comunicare in poche parole, selezionandole con cura - e non solo non impoveriscono il linguaggio dei giovani ma potrebbero addirittura migliorarlo. L'opinione, rafforzata proprio in questi giorni da una ricerca realizzata a Cambridge, è condivisa da semiologi, linguisti, filosofi [...].

La prossima settimana ne discuteremo in classe.

[La profe]

Postato da: blogsovere a 15:24 | link | commenti (3) |
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Commenti
#1   07 Dicembre 2005 - 17:34
 
La scuola manda un allarmante S.O.S.: il 50% dei ragazzi italiani porta il cellulare a scuola. Ma ancora più allarmante è il fatto che molti ragazzi utilizzano il cellulare all'intervallo, o ancora peggio durante le lezioni. Molte volte sono i genitori a farglielo portare a scuola, convinti di far sentire meglio i figli, non pensando magari che poi lo usino quando è vietato. Per molti c'è la tentazione di accenderlo anche solo per dieci minuti, pensando "tanto non mi vedono", ma acceso una volta non si smette più. Secondo me il cellulare alle Medie è inutile perché se devi fare una telefonata o hai perso il pullman c'è sempre il telefono della segreteria.
Inoltre un atteggiamento che considero sbagliato è quello di madare messaggi o fare gli squilli ai compagni mentre l'insegnante spiega. Quindi, anche nei casi in cui mi sembra giusto portare il telefonino a scuola secondo me va tenuto spento durante le lezioni. Concludo dicendo che i genitori dovrebbero far capire ai loro figli che il cellulare è una bella invenzione, ma va usato solo quando serve e non per giocare.

[Daniela]
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#2   07 Dicembre 2005 - 17:53
 
A mio parere un grosso problema che affronta la scuola oggi è la grande diffusione dei cellulari tra gli alunni che li distrae dallo studio e dalla partecipazione alle lezioni. Gli insegnanti si lamentano, ma gli alunni dicono che è il nuovo look a richiedere l'uso del telefonino, perciò non badano ai professori e passano dalla moda dei pantaloni a vita bassa alla cellulare-mania.
La circolare ministeriale del 25 agosto 1998 vieta l'uso del cellulare a scuola, ma in realtà è poco considerata dagli studenti. E così succede che, soprattutto alle scuole superiori, è un continuo trillare, scrivere messaggini con lo sguardo fisso sotto ai banchi e utilizzare il telefonino anche per scopi non propriamente corretti, come ad esempio il farsi suggerire le risposte nel corso dei compiti in classe.

[Lamiaa]
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#3   07 Dicembre 2005 - 18:55
 
Il caso dei cellulari a scuola si può considerare chiuso? Non penso proprio! Nonostante le numerose richieste e le svariate minacce di sospensione per chi continuasse a utilizzare per motivi del tutto futili i cellulari a scuola, la battaglia tra il volere dei professori o per lo più della scuola e il parere e lo sfogo degli alunni continua ormai da molto.
All'apparenza pare che il torto passi immediatamente dalla parte degli alunni che con quel loro atteggiamento da spavaldi sembrano sfidare la pazienza dei loro insegnanti, ma chissà se è veramente così... Forse se si entra un po' più nel merito, i cellulari possono sì servire, ma per motivi di ben più importanza che per scambiarsi messaggini tra compagni, e in tal caso non servissero sarebbe meglio tenere questi aggeggi spenti e in cartella. Ma non tutti accettano questa condizione e così danno il via a una rivolta tecnologica che sferra gli attacchi proprio durante le lezioni. Ovviamente non sempre tutto può andare per il verso giusto e quando i professori si accorgono di queste violazioni, be' le conseguenze sono prevedibili e al 100% tremende: ti piace tanto il tuo cellulare? Bene, allora insieme al tuo amico vai a fare una visitina al preside, forse anche a lui farà piacere conoscere questo tuo bisogno intrattenibile di ticchettare sui tasti! O semplicemente il cellulare viene ritirato e soltanto con il consenso dei genitori l'oggetto viene restituito al proprietario. Ma tutto questo non è una novità, i rischi che si corrono utilizzando il telefonino nei momenti meno opportuni sono ormai conosciuti da tutti. Ed è proprio questo che non capisco: cinque, sei ore di lezioni a scuola impediscono di usare il cellulare? Cosa sarà mai? Basta pensare a tutto il tempo che rimane nel corso della giornata per poterlo usare, che cosa costa distogliere l'attenzione da quell'aggeggio e concentrarsi piuttosto sui libri? Comunque, se ci si pensa bene, ci si guadagna molto di più.
A parer mio il telefonino è molto utile, lo devo ammettere anche perché spendo veramente tanto per le ricariche, però pur essendo di questa idea detesto le persone cellulare-dipendenti che devono essere devote a questo strumento per i loro frequenti mal di testa. Inoltre, all'infuori degli effetti che si verificano sul corpo bisogna anche pensare al rammarico dei genitori che vorrebbero avere il piacere di discutere con i loro figli, e invece devono rassegnarsi a vederli sempre con il telefonino in mano.
A questo punto le domande sono tante: sono o non sono utili i cellulari? E' giusto o no che i ragazzi li portino a scuola? Le risposte personalmente non le conosco, so soltanto che questi telefoni sono peggio di un'epidemia, si diffondono da persona a persona con una velocità veramente impressionante.
E' quindi necessario difendersi da questa malattia? Sarebbe utile saperlo, ma sarebbe tempo sprecato chiederlo ai diretti interessati. Spero soltanto che chi in tutto questo è rimasto incastrato e spontaneamente vuole restarci si accorga che il cellulare può sì servire, ma non è il mondo e non ti può regalare tutte le emozioni che in un minuto si provano parlando con la propria famiglia.

[Valentina P.]
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